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 Leggende dei monti sibillini

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Faey

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MessaggioTitolo: Leggende dei monti sibillini   Mer 3 Mar 2010 - 20:39

Abitando io nel mezzo della catena montuosa dei Sibillini, vorrei riportarvi leggende legate ad essa.

La Grotta della Sibilla:

La
Sibilla, che è da sempre al centro dell'attenzione degli appassionati
di favole e storie mitologiche provenienti dal passato, è forse la più
importante di queste leggende ed ha origine proprio qui, nel cuore dei
monti Sibillini. Secondo la più viva credenza, lungo le pareti di
questi monti, si troverebbe la grotta che fu della Sibilla, quel luogo
talora incantato talora stregato in cui una fata o una megera riceveva
le visite dei più coraggiosi che volevano conoscere il proprio futuro.
Una concezione demoniaca vedeva la Sibilla come una rivale della
Vergine Maria e, per questo, venne rilegata all'interno di una caverna.
Oggi, dopo secoli di favole tramandate oralmente di padre in figlio,
usate per mettere in guardia i bambini o, semplicemente, per mantenere
viva una tradizione popolare, della grotta non resta che un cumulo di
pietre accatastate. Invano i più curiosi sono riusciti ad addentrarsi
nella misteriosità delle sue pareti. Dal giugno del 1897, anno in cui
Gaston Paris e Pio Rajna, due romanisti di indiscussa fama sono
arrivati a Castelluccio con l'intento di studiare le tracce della
Sibilla, l'interesse per questo folklore ritrovato ha di nuovo
divampato nei cuori e nelle coscienze di tutti. Da allora un'infinità
di teorie e idee sono venute a prendere piede intorno a questa favola
magica. La tradizione popolare si è focalizzata sul pensiero che le
Sibille potevano essere state, in realtà, più di una: una schiera di
maghe chiamate Alcina o Morgana, di incerta natura benigna o maligna.
La tradizione colta, diversamente, inquadrava la storia intorno alla
casta Sibilla Cumana, la quale, ridotta alla povertà dopo errate scelte
nell'arte del commercio, si era rifugiata all'interno della grotta e lì
era restata, alimentando le più fervide fantasie. Antoine de la Sale,
uno scrittore del 1400 appartenente alla cultura nordica, rivedeva
nella Sibilla la Venere della saga tannhäuseriana, una deità di
carattere erotico. A conferma di quest'idea arrivò, intorno al 1537, il
domenicano Leandro Alberti, il quale, in un suo scritto, parlava della
volgarità di questa leggenda, secondo cui la Sibilla dimorava in un
bellissimo reame ricco di lussuosi e adornati palazzi abitati e di
giardini. In questi posti di incomparabile bellezza si compivano,
durante il giorno, atti lussuriosi e lascivi, mentre la notte le donne,
insieme alla famigerata Sibilla, si tramutavano in serpi alle quali
bisognava pagare un pegno di piacere per entrare nel regno. Ogni anno
uno soltanto dei visitatori era obbligato a rimanere in quei luoghi di
perdizione; tutti coloro che potevano uscire dal regno potevano godere,
per tutta la loro vita, delle grazie e dei privilegi della Sibilla. In
altri casi, molto più semplicemente, la Sibilla rappresentava una sorta
di oracolo al quale chiedere del proprio destino dietro il pagamento di
un pegno.

Leggenda del Lago di Pilato:

L'altra
leggenda intorno della quale si è, da sempre, nutrito l'immaginario
popolare è quella del Lago di Pilato, baratro tra le due cime del monte
Vettore: la Cima del Redentore e il Pizzo del Diavolo. Secondo la
credenza il lago è luogo infernale e misterioso e trae origine dal
perfido deicida Pilato. Egli, dopo aver fatto crocifiggere Gesù, venne
scaraventato nel lago infestato di demoni da due bufali imbizzarriti.
Si narra che ogni anno le sue acque si facciano rosse del colore del
suo sangue, il quale ogni anniversario rivive il massacro della sua
morte. Scientificamente parlando tale colore deriva, molto più
naturalmente, da un microrganismo unico al mondo che sopravvive
soltanto in queste acque e che, per un periodo all'anno, assume una
colorazione rossa. La natura mistica e punitiva di questa leggenda
fece, del lago di Pilato, meta di maghi e negromanti di cui la
popolazione nursina cominciò presto ad essere diffidente. Nel XV secolo
uno di questi “pellegrini satanici” finì a pezzi nel lago e a lui ne
seguirono altri. Di fatto il lago è profondo soltanto 8 metri, come è
stato possibile constatare nel 1990 durante una siccità talmente
intensa da prosciugarne completamente i fondali. E' indubbiamente una
reliqua naturalistica, alimentata dalle nevi di cime così alte; un
bacino a quota 1940, diviso in due da un piede di pietrisco, con una
biologia interessantissima.




Le
leggende dei Sibillini e del Lago di Pilato sono i pilastri di una
credenza popolare che è venuta formandosi e consolidandosi con il
passare dei secoli, fatta di misteri mai svelati e di paure mai sopite
del tutto; favole a volta affascinanti a volte inquietanti da
raccontare a bambini alla tremolante luce di una candela, sotto la
protezione di calde coperte. E' così che queste leggende sono arrivate
fino a noi, scavalcando l'analfabetismo, la mancanza di televisioni,
libri. Sono arrivate a noi nello stesso modo silenzioso e naturale con
cui sono nate: semplici e contornate da un velo di mistero
intramontabile.

Intervento di Il Birrafondaio


Presso i Greci si parlava di mystêryon (mistero) per indicare una verità nascosta che poteva essere comunicata solo agli iniziati ai quali veniva imposto il silenzio per difendersi dalle false interpretazioni.
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