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 La ranocchia che non sapeva di essere cotta...

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AutoreMessaggio
Elinhor
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MessaggioTitolo: La ranocchia che non sapeva di essere cotta...   Lun 5 Lug 2010 - 20:03

Immaginate una pentola piena d'acqua fredda dove nuota tranquillamente una ranocchia...
Un piccolo fuoco è acceso sotto la pentola e l'acqua si riscalda molto lentamente.
"State a vedere: se l'acqua si riscalda molto lentamente la ranocchia non si accorge di nulla"
L'acqua piano piano diventa tiepida e la ranocchia, trovando tutto ciò gradevole, continua a nuotare.
La temperatura dell'acqua continua a salire.
Ora l'acqua è calda, piu di quanto la ranocchia possa apprezzare, si sente un po' affaticata, ma ciò nonostante non si spaventa.
Ora l'acqua è veramente calda e la ranocchia inizia a trovare tutto ciò sgradevole, ma è molto indebolita e allora sopporta e non fa nulla.
La temperatura continua a salire, fino a quando la ranocchia finisce semplicemente per cuocere e morire.
Se la stessa ranocchia fosse stata buttata nell'acqua direttamente a 50°C, con un colpo di zampe sarebbe immediatamente saltata fuori dalla pentola.

Ciò dimostra che quando un cambiamento avviene in un modo sufficientemente lento sfugge alla coscienza e non suscita nella maggior parte dei casi alcuna reazione, alcuna opposizione, alcuna rivolta.
Se guardiamo ciò che succede nella nostra società da qualche decennio possiamo vedere che stiamo subendo una lenta deriva alla quale ci stiamo abituando.
Una quantità di cose che avrebbero fatto inorridire 20,30,40 anni fa sono state poco a poco banalizzate e oggi disturbano appena o lasciano addirittura completamente indifferente la maggior parte delle persone.
Nel nome del progresso, della scienza e del profitto, si effettuano continui attacchi alle libertà individuali, alla dignità, all'integrità della natura, alla bellezza e alla gioia di vivere, lentamente ma inesorabilmente, con la costante complicità delle vittime, inconsapevoli o ormai incapaci di difendersi.
Le nere previsioni per il nostro futuro, invece di suscitare reazioni e misure preventive, non fanno altro che preparare psicologicamente la gente ad accettare delle condizioni di vita decadenti, anzi drammatiche.
Il martellamento continuo di informazioni da parte dei media satura i cervelli che non sono più in grado di distinguere le cose.

Coscienza o cottura: bisogna scegliere!

Allora se non siete, come la ranocchia, già mezzi cotti, date un salutare colpo di zampe, prima che sia troppo tardi.








So che non c'entra molto col forum, ma mi sentivo di condividerla con voi. E' importante!
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Faey

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MessaggioTitolo: Re: La ranocchia che non sapeva di essere cotta...   Mar 6 Lug 2010 - 22:59

E hai fatto benissimo, Elinhor.
Trovo questa storiella un ottimo modo per spiegare alla gente come ci stanno cuocendo a fuoco lento.


Presso i Greci si parlava di mystêryon (mistero) per indicare una verità nascosta che poteva essere comunicata solo agli iniziati ai quali veniva imposto il silenzio per difendersi dalle false interpretazioni.
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Olympias Luna Oscura



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MessaggioTitolo: Re: La ranocchia che non sapeva di essere cotta...   Gio 8 Lug 2010 - 22:52

Purroppo conoscevo la storiella e mi par di vedere la storia di sempre degli Italiani -.-






Nessuno stato è così simile alla pazzia da un lato, e al divino dall'altro quanto l'essere incinta.
La madre è raddoppiata, poi divisa a metà e mai più sarà intera

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SoloViv

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MessaggioTitolo: Re: La ranocchia che non sapeva di essere cotta...   Dom 11 Lug 2010 - 22:13

Io da sempre sono per il colpo di zampe, leggasi RIVOLUZIONE, ma finora non ho mai trovato nessuno che, a parte tante belle parole, fosse veramente disposto a mettersi in gioco...
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Elinhor
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MessaggioTitolo: Re: La ranocchia che non sapeva di essere cotta...   Lun 12 Lug 2010 - 14:35

Viv...la penso esattamente come te! è una cosa alla quale sono giunta da poco...forse prima ero troppo piccola..ma ora sarei per la rivoluzione veramente!
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Eyarr

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MessaggioTitolo: Re: La ranocchia che non sapeva di essere cotta...   Lun 12 Lug 2010 - 16:57

Il punto, purtroppo, è che, come cantava Gaber, "la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente"..
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SoloViv

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MessaggioTitolo: Re: La ranocchia che non sapeva di essere cotta...   Lun 12 Lug 2010 - 22:14

Eyar se mi citi Gaber comincio a dubitare della tua giovine età!! Razz
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Faey

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MessaggioTitolo: Re: La ranocchia che non sapeva di essere cotta...   Mar 13 Lug 2010 - 21:56

Come dice Eyarr, la rivoluzione è qualcosa di troppo lontano dalla natura pacifica e caciarona dell'italiano medio.
Ci vorrebbe un condottiero che sappia smuovere gli animi dei più giovani, quelli che ancora credono in qualcosa e che non hanno niente da perdere.
Ma purtroppo è sempre molto più facile e comodo lagnarsi che darsi una mossa per cambiare le cose.


Presso i Greci si parlava di mystêryon (mistero) per indicare una verità nascosta che poteva essere comunicata solo agli iniziati ai quali veniva imposto il silenzio per difendersi dalle false interpretazioni.
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MessaggioTitolo: Re: La ranocchia che non sapeva di essere cotta...   Mar 13 Lug 2010 - 21:59

purtroppo è verissimo Faej, soprattutto l'ultima frase.
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Eyarr

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MessaggioTitolo: Re: La ranocchia che non sapeva di essere cotta...   Mar 13 Lug 2010 - 22:25

Ti ringrazio Viv. Se Gaber non si sente italiano, io non mi sento della mia generazione Smile

Ma i toni del topic sono ben più seri, purtroppo.
Faej ha perfettamente ragione. Il punto è che non si ha nemmeno il coraggio di mettersi in gioco. Adesso sembrerà che io stia generalizzando, ma alla maggior parte dei ragazzi della mia età interessa il divertimento facile (lo sballo), il "tutto e subito", o almeno tutto quello che si può il prima possibile. Sono la persona meno moralista del mondo, chi mi conosce lo sa, ma dalle mie parti trai miei coetanei mancano morale ed ideali. Una cultura troppo gnostica e opprimente da una parte e eccessivamente materialista ed edonista dall'altra. Uno scontro generazionale che trovo insanabile.

Io sono scout, e penso che quello mi abbia aiutato moltissimo a venire su leggermente -non dico molto perché non sarebbe vero, solo leggermente - diverso dalla massa. I miei genitori si sono preoccupati soprattutto di darmi degli ideali in cui credere, ancora prima che regole o religioni.

Un leader carismatico... Sarebbe magnifico e sarei il primo a seguirlo, e qui lo dico come fosse un giuramento. Ma, come canta Caparezza, "che fine ha fatto la protesta studentesca? Sodomizzata in una tresca da palestra...", e mi permetto addirittura di lasciarvi queste due (tre) chicche. La prima è la canzone di Caparezza che cito la riga sopra, la seconda e la terza sono le due parti del miglior pezzo di Gaber (lo so, sono fissato, colpa di mia madre) in assoluto. Neurospates l'ha già linkata nella discussione sulla musica, e mi perdonerà se ci sarà anche qui, dove mi sembra più appropriata.







E' lunga ma ne vale la pena.
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MessaggioTitolo: Re: La ranocchia che non sapeva di essere cotta...   Mar 13 Lug 2010 - 23:03

Più che colpa direi che tua madre ha il merito di averti proposto alternative molto valide alla musica più commerciale, e sicuramente ha trovato terreno fertile.
Nemmeno io mi sentivo della mia generazione alla tua età, e anche adesso faccio fatica, nel senso che prima sembravo più matura e ora, invece, sono riuscita a non invecchiare dentro come certi miei coetanei...
Ritornando al tema del post, l'idea del leader carismatico che smuove le masse è molto romantica, e sarebbe davvero auspicabile, ma come avete già detto tutti è poco probabile, molto meglio lagnarsi delle cose che non vanno e dare la colpa al governo di turno...
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MessaggioTitolo: Re: La ranocchia che non sapeva di essere cotta...   Mar 13 Lug 2010 - 23:18

Mi viene in mente - per rimanere in tema di grandi - Coda di Lupo di De André, che parla della difficoltà a mantenersi rivoluzionari e utopisti nell'anima coi tempi che cambiano. Vi invito ad ascoltarla.
Riporto il validissimo commento della canzone che si trova su wikipedia, perché non è un brano semplicissimo da interpretare, e questo commento è ben fatto.

La canzone è politica, poetica e fantasiosa. Attraverso la metafora di un ragazzo pellerossa che viene iniziato alla vita adulta e alle difficoltà della vita, parla della generazione dei ragazzi cresciuti negli anni settanta, nell'epoca della contestazione giovanile, dell'immaginazione al potere, durante gli Anni di piombo. Molti sono i riferimenti all'attualità del tempo, come la cacciata di Luciano Lama dall'università di Roma da parte degli studenti contestatori nel 1977: «vicino a Roma, a Little Big Horn/ capelli corti generale ci parlò all'università/ dei fratelli tute blu che seppellirono le asce/ ma non fumammo con lui, non era venuto in pace». Le varie "divinità" citate, a cui il protagonista dice di non credere, sono i simboli di condizioni e fatti: i valori della borghesia industriale (dio degli inglesi), il lavoro che arricchisce i già ricchi (dio "fatti il culo"), la paura della ribellione dei giovani da parte delle istituzioni (dio perdente), la fine degli ultimi vecchi partigiani sognatori, inghiottiti dalla storia (dio goloso), la contestazione alla Scala di Milano, che non cambiò nulla (dio della Scala), la fine della contestazione studentesca, sancita dalla repressione e dal numero chiuso alle Università (dio a lieto fine che manca), le illusioni fragili che rimangono ai pochi idealisti superstiti (dio senza fiato). L'ultima strofa descrive la condizione attuale di chi dopo nove anni di contestazione si trova o a protestare in maniera solitaria e convulsiva, magari violentemente, o sfoga la sua repressione nell'Arte, viene mitizzato dalle generazioni più giovani e prova a guardarsi indietro, nel suo percorso. Ma non ha più memoria, ha solo una gran rabbia e colpisce tutti, senza distinzioni. Esplode. O meglio implode senza parlare. Immagine del proprio dio senza fiato, senza alternative, disperato. Un dio in cui tutto sommato non si deve "credere".
Il tema è prettamente politico, tuttavia rispetto all'album Storia di un impiegato De André appare più distaccato e disincantato. Il testo scivola sull'ironico e gioca tutto sul parallelismo tra gli indiani d'America e gli Indiani Metropolitani per finire con la strofa conclusiva che racchiude anche un'autocritica per chi "scarica la sua rabbia in un teatro di posa".
« Un brano come Coda di lupo è una disperata disamina del fallimento della rivolta sessantottina e del riflusso della speranza della "fantasia al potere nell'area dei gruppi autonomisti", come gli indiani metropolitani. Non a caso l'illustrazione che, nel libretto che accompagna il disco, si accoppia alla canzone è quella del venditore di cocomeri: un modo di dire, è fallito tutto, andiamo a fare un mestiere qualsiasi, allora vendere cocomeri può valere come "andare a cacciare bisonti in Brianza", come recita un verso del brano. »
(Fabrizio De André)

« Introduce il mondo degli indiani, ed è la storia di un bambino che, diventato uomo, scegli il nome di Coda di lupo e fa il suo ingresso nel mondo dei grandi, prima rubando un cavallo, poi uccidendo uno smocking, forse per vendicare la morte del nonno crocefisso sulla chiesa nella notte della lunga stella con la coda. Da vecchio assiste all'arringa del generale (riferimento al sindacalista Luciano Lama, criticato per il suo moderatismo) agli universitari romani, ma si rifiuta di fumare con lui: "non era venuto in pace". Il brano annuncia la fine delle grandi contestazioni e delle rivendicazioni sindacali ed esorta a non credere mai al "Dio della Scala", a un "Dio a lieto fine", ma neanche a un "Dio fatti il culo". »
(Matteo Borsani - Luca Maciacchini, Anima salva, p. 112)

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