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 Le streghe di Gambaga

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Sudrak al-Salik
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MessaggioTitolo: Le streghe di Gambaga   Mar 22 Mar 2011 - 20:33

Le streghe di Gambaga

Ghana: il villaggio abitato dalle donne "maledette".

di Michela Dell'Amico





A Gambaga trovano rifugio o sono "deportate" le donne accusate di stregoneria dalla famiglia o dal villaggio di appartenenza.



Amina era rimasta vedova e così, a 35 anni, è stata costretta, insieme a suo figlio, a tornare nella casa di suo padre e dei suoi fratelli. Ma a causa di un semplice litigio con una delle cognate, è stata cacciata malamente. «Questa è la casa di nostro padre», cercò di opporsi la donna, «e io ho il diritto di vivere qui».

STORIA DI AMINA. Il fratello allora la picchiò con violenza. Quella stessa notte, improvvisamente e senza apparente spiegazione, l'uomo morì.
I suoi figli, rimasti orfani di padre, accusarono la zia di essere una strega e di aver provocato la morte del genitore con una maledizione.
«Mi portarono nel centro del villaggio e mi picchiarono fino quasi a uccidermi. Mio figlio riuscì a salvarmi, ma il giorno dopo mi condussero dall’altra parte del fiume, lontano dal villaggio. Appena mi sentii abbastanza forte, iniziai a camminare sola verso Gambaga».
Amina Wumbala arrivò a destinazione nel 2004, condannata a restare a Gambaga per tutta la vita. E può ritenersi fortunata: è scampata alla morte e i suoi figli possono, di tanto in tanto, farle visita.


Il campo di lavoro delle donne maledette



Le ospiti forzate del villaggio devono lasciare i figli dopo aver subito maltrattamenti e violenze.



Gambaga - un villaggio a nord del Ghana, in una regione di estrema povertà ignorata dai governi - è un campo di streghe e il loro custode, il capo della comunità, è chiamato Gambarana ed è l'unica presenza maschile.
Grazie ai suoi poteri speciali, ereditati per via paterna, stabilisce se una donna è veramente una strega. E solo in quel caso, le concede di vivere lì, a patto che lavori per lui.

CACCIATE DALLA FAMIGLIA. Ad accusare queste donne di stregoneria è spesso la loro famiglia, come nel caso di Amina, o la comunità. Sono per la maggior parte vedove o anziane. Donne deboli e così facili vittime della superstizione (guarda la photogallery delle streghe ghanesi di Gambaga).
Per denunciare la ghettizzazione delle 'streghe', Yaba Badoe, scrittrice, regista anglo-ghanese, ha raccolto le loro storie nel film documentario Witches of Gambaga (le streghe di Gambaga), appena premiato al Fespaco, il festival africano di Ouagadougou, in Burkina Faso, e vincitore del Black International Film Festival Best Documentary Award (guarda il video).


Secondo la scrittrice, il caso di Amina è emblematico. «A essere accusate di stregoneria sono spesso donne determinate, polemiche, capaci di sfidare l’autorità dell’uomo. Quando la loro rabbia esplode, vengono espulse dalla comunità», ha spiegato Badoe. «Parlare con Amina è stata la scintilla che mi ha spinto a girare questo film, nel tentativo di aprire un dibattito in Ghana sulle credenze religiose che penalizzano la donna e la inquadrano come principale fonte del male».

IMPEGNO INTERAZIONALE. Le riprese sono durate cinque anni, con la collaborazione di attivisti e ricercatori da ogni parte del mondo. «Il mio documentario è lo strumento di una campagna che stiamo portando avanti nel tentativo di cambiare questa situazione, che è comune a molte aree dell’Africa», ha spiegato.
«Nel sud del Ghana, dove sono nata, molti ignorano questo problema e io stessa non ne avevo mai sentito parlare. Demonizzare le donne più vulnerabili di un gruppo, o le più coraggiose, ostracizzandole come streghe insieme ai loro bambini è un atteggiamento che deve essere combattuto e cancellato».


In Ghana si trovano sette campi speciali



Yaba Badoe, regista e autrice del film documentario "Witches of Gambaga”, appena premiato al Fespaco,il festival africano di Ouagadougou, in Burkina Faso, e vincitore del Black International Film Festival Best Documentary Award.



Secondo gli studiosi tedeschi Felix Riedel e Simon Ngota, che lavorano da anni per riabilitare le donne accusate di stregoneria, solo nel nord del Ghana ci sono sei campi di streghe oltre a quello di Gambaga: Kukuo, Tindang, Nabule, Gushiegu, Kpatinga e Bonyanse.

IN GHANA, 3 MILA STREGHE. In totale, ci vivono all’incirca 3 mila donne. Qui lavorano la terra, macinano il grano, raccolgono frutta, si procurano la legna da ardere. Le più anziane sbucciano noccioline da rivendere al mercato. Nessuna può ribellarsi, e spesso neppure desidera farlo. «La figlia di Asana», ha raccontato Badoe, «una delle donne che ho conosciuto a Gambaga, mi disse che se l’accusa di stregoneria fosse toccata anche a lei, sarebbe fuggita a sud, e avrebbe cercato rifugio ad Accra, la capitale, dove già lavorava. Ma molte di loro non trovano la forza di abbandonare figli e famiglie, e preferiscono rimanere non troppo lontano da casa».

NEL CAMPO PERDONO I POTERI. Bintook invece, accusata di aver provocato con un maleficio la morte di una ragazzina, provò a fuggire dal suo villaggio. Viaggiò da sola per migliaia di chilometri fino a Kumasi, una grande città nel centro del Paese. Sfortunatamente però i parenti della vittima la perseguitavano ovunque andasse. Alla fine, anche lei, trovò rifugio a nord, a Gambaga, dove tutti pensano che i poteri delle streghe siano sospesi, inattivi.

CONFESSIONI ESTORTE. Più frequentemente, però, le donne non hanno la possibilità di fuggire perché picchiate a morte, o torturate finché non confessano la loro colpa. Spesso finiscono addirittura per convincersene. «Come Zenabu che decise di vivere a Gambaga perché credeva che, una volta accusata di stregoneria, sarebbe successo ancora», ha ricordato la scrittrice-regista ghanese. Duah, invece, dei poteri per cui era stata accusata sembrava addirittura vantarsi.


Il destino delle donne dipende dalle ali di un pollo



Il capo villaggio con suo figlio.



Le donne di Gambaga sono condannate a una vita da strega dopo un preciso rituale, tenuto dal Gambarana. Uccide un pollo e lo getta a terra: se, nel momento della morte, l'animale riversa le ali al suolo significa che la donna in questione è una strega.
«Questo mi colpì terribilmente quando visitai per la prima volta il villaggio nel 1995», ha continuato Badoe. «Ero sconvolta per il fatto che, non lontano da Tamale, il luogo dove sono nata, ci fossero rifugi di questo genere. Ero certa che solo la fortuna di aver vissuto lontano dall’ignoranza e dalla povertà mi avesse risparmiato questo destino».

PICCHIATE E ARSE VIVE. O uno peggiore. È sufficiente sfogliare i quotidiani di molti Paesi dell’Africa centrale, per leggere storie tremende come quella di Amma Hemmah, 72 anni, bruciata viva nella città portuale di Tema alla fine del 2010, perché accusata di aver causato con i suoi poteri un’epidemia di meningite. «E nessuno», ha sottolineato preoccupata la scrittrice, «conosce il numero di donne che, come Amma, non ha mai trovato un rifugio».

Sabato, 19 Marzo 2011


FONTE
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